La banda degli onesti lavoratori e gli spacciatori con il posto fisso

La banda degli onesti – Illustration made for the story of Gabriele Romagnoli. Client: La Stampa

La banda degli onesti lavoratori e gli spacciatori con il posto fisso

“L’Italia è un Paese di paradossi. Su qualunque palcoscenico  se le parti in commedia si invertono, la farsa si inclina  verso la tragedia. Casi di attori che impersonano il ruolo uscendo dalla parte sono sotto gli occhi di tutti, ma se occorre un esempio tra i tanti, basta percorrere due chilometri (cinque minuti scarsi in automobile) all’interno della città di Frosinone, per andare da un palazzo comunemente definito “il casermone” a un altro dove ha una sede decentrata la regione Lazio. Seguitemi.

Il “casermone” o lotto 19 è uno dei due edifici parzialmente requisiti dalla delinquenza locale per adibirli a centrale dello spaccio. Seguendo la più corretta prassi economica la criminalità ha esportato un “modello di successo”, quello di Scampia. In una scala protetta da lance di ferro è stato aperto un supermercato della droga che, come nella concezione futuribile del commercio metropolitano, funzionava 24/7, senza interruzioni, adeguando la disponibilità dell’offerta alla estemporaneità dei bisogni. Fuochi d’artificio rallegravano inaspettatamente i bambini e annunciavano l’arrivo della merce,  trasferita sul luogo e depositata in appartamenti al riparo di porte blindate in cui era stata creata una finestrella che consentiva lo smercio senza che l’acquirente vedesse in volto il commesso: due mani, una bustina, i soldi, slam!

Gli Intoccabili, citando un famoso film di Brian De Palma, li hanno definiti gli inquirenti che li hanno infine catturati. Nomi da cinematografia in effetti: Diego Cupido il capo, Tony Ceccarelli e Gionni Spada tra i luogotenenti. A colpire, nella ricostruzione  del sostituto procuratore Adolfo Coletta in una recente udienza processuale è  l’organizzazione del lavoro, puntigliosamente annotata in una sorta di libro mastro. I sottoposti venivano assunti come lavoratori subordinati, con uno stipendio mensile, intorno ai tremila euro. A ciascuno era assegnata una mansione: custode della merce (quasi tutti incensurati e anziani per non destare sospetti), vedetta (“se arriva la polizia urla: Carmela!”) o commesso.

Esistevano tre turni di lavoro: dalla 6 del mattino alle 14, dalle 14 alle 22 e il notturno 22-6 che comportava una maggiorazione, determinata da una sigla apposta accanto al nome in quelli che erano veri e propri fogli di servizio. Lo stesso accadeva per i festivi, nei quali gli incassi erano superiori. Ai “dipendenti” era chiesto di arrivare sul posto di lavoro  almeno 10 minuti prima dell’inizio. In caso di impedimento occorreva avvisare con 12 ore di anticipo. Erano consentite al massimo tre assenze al mese, con valide giustificazioni. In servizio era severamente vietato non soltanto fare uso di droghe o bere alcol, ma anche sedersi. Sei ore e una sola pausa per il caffè o la sigaretta, da concordare e preannunciare.

La mancata osservanza di una di queste regole era sanzionata  con multe, riduzioni di stipendio, sospensioni o, nei casi più gravi, espulsione. Esistevano premi di produzione (detti “botte”), promozioni, passaggi di livello. Risulta che ci siano state contestazioni per qualche provvedimento ritenuto ingiusto, ma non ancora la formazione di un sindacato o la minaccia di uno sciopero. La mala vita è trascorsa così per lungo tempo: sveglia, doccia, rasatura, felpa pulita e via verso il posto di lavoro, otto ore in piedi ad aspettare “Carmela” o un numero di tossicodipendenti sopra la media (che era di 500 al giorno) per far scattare la “botta”. Qualche discussione con i colleghi per chi dovesse prendersi il domenicale. Le solite invidie tra reparti: “i commessi, loro, tutto il giorno al caldo”. Borbottii: “Buonasera, ci vediamo domani alla stessa ora”.

Adesso, uno si è fatta un’idea della scelta criminale e tra i fattori che la inducono ci mette sicuramente i guadagni facili (anche se c’è in giro chi tremila euro li mette insieme anche con meno fatica e rischio), ma pure quel tanto di avventura, imprevisto, brivido. Non dico Butch Cassidy, ma scambiare l’onestà, l’anima (per i credenti) o la coscienza (per i laici) con una vita da travet? Spartirsi il bottino evoca l’epica dei gangster, litigarsi gli straordinari richiama Fantozzi. Dov’è finita la temerarietà del male?

Facciamo allora quei due chilometri e raggiungiamo la sede distaccata della Regione Lazio dedicata all’agricoltura.  Qui correvano da tempo voci su condotte assenteiste degli impiegati a vario titolo che pure percepivano uno stipendio (sebbene inferiore a tremila euro) per restare otto ore sul posto di lavoro. Si sapeva che era stata aperta un’inchiesta, che la Guardia di Finanza vigilava sulla struttura, erano state installate telecamere nei punti sensibili. Eppure. Otto componenti della “banda degli onesti lavoratori” hanno continuato a sfidare l’autorità e gli investigatori, il buonsenso e la tecnologia.

Arrivavano, timbravano il cartellino, a volte più d’uno, anche per il collega che manco si presentava, poi uscivano. Ci sono riprese in cui li si vede scavalcare il tornello, poco atletici in verità, con la giacca sul braccio e le scarpe da ginnastica, perché ci sarà da camminare : ore di commissioni, visite ai parenti e, come da contratto, pausa caffè.  Spavaldamente oppure con il batticuore per il rischio di incontrare un ispettore o un superiore, non è dato sapere: la suspense era comunque assicurata e quotidiana. Qualcuno è accusato di avere addirittura utilizzato l’auto di servizio per trasportare se stesso e i propri interessi, anche fuori città, superandando i limiti di velocità. A fine turno ripassavano dal via, giusto per un altro salto del tornello e un frettoloso saluto: avevano da fare dopo il lavoro.

E’ la vita del fuorilegge: ogni regola può essere infranta, ogni istituzione messa alla berlina e ogni giorno si flirta con il disastro. Finché ti prendono in castagna e ti mettono sotto processo, ma vuoi mettere quanto ti sei divertito? Mica hai vissuto senza fantasia, come quelli del casermone.

Se pensate che ci sia qualcosa che non va, osservate quanti scambi di ruolo ci sono proprio sotto i vostri occhi, ma nel farlo, per cominciare, alzate lo sguardo.”

Story by: Gabriele Romagnoli
Client: La Stampa



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