Ladri di Biciclette

Bicycle thieves – Illustration made for the story of Gabriele Romagnoli. La Stampa

“Questo non è un film, è  la realtà”, scrissero al regista Vittorio De Sica alcuni spettatori milanesi  quando, 71 anni fa, prteciparono a una delle “visioni speciali, con dibattito e referendum” di Ladri di biciclette. Ho sempre creduto che fosse vero, ma per la vita a quei tempi: il neorealismo come specchio di quel passato, ma improrogabile per qualunque futuro. Sbagliavo. Giorni fa, sono andato al cinema Lumiere di Bologna per vedere la pellicola restaurata dalla Cineteca. Avevo appuntamento con un amico dei tempi di scuola. Lui è arrivato con una bicicletta blu elettrico, l’ha legata a un palo e quando siamo usciti non c’era più. Non è sembrato scosso: in città ne spariscono di continuo. Ha detto: “Domani la cerco”. Pensavo volesse andare strada per strada in quartieri di periferia, quando ha aggiunto: “Su internet”. Le opzioni, mi ha spiegato erano due. La prima: mettere la foto sul sito Bikewatch.com e aspettare una segnalazione. Funziona? Trenta volte nel primo anno, 134 lo scorso. La seconda: dragare gli annunci di offerta bici usate e vedere se qualcuno la stesse già (il termine gli è parso opportuno) “riciclando”. Conosce uno che è andato dal venditore della propria con i carabinieri. Quello si è difeso dicendo che l’aveva comprata a sua volta da uno sconosciuto per 15 euro e se l’è cavata con una denuncia per incauto acquisto.

La casistica è variopinta: tempo fa un robusto indigeno quarantenne è salito sull’autobus della linea 13 a torso nudo con una bicicletta del bike sharing in spalla. Un passeggero ultrasessantenne, età che per educazione tende a farsi gli affari pubblici, ha chiamato la polizia dal cellulare e l’ha fatto arrestare al capolinea. Lo aspettava un ricettatore pachistano, spacciatore a tempo e a piede libero.

Mi è venuto il sospetto che per capire la realtà questa Italia del 2019 si potesse semplicemente ricominciare dai ladri di biciclette, come nel 1948. I numeri dimostrano la consistenza del fenomeno: all’ultima rilevazione, datata 2012, i furti erano stati 320mila. L’anno scorso dovrebbero aver superato i 400 mila e il valore di 100 milioni di euro. Il 50% dei possessori di bici se la sono vista rubare almeno una volta, diventando una categoria di fatalisti prima e di sfiduciati poi, dato che i più evitano di denunciare all’autorità, non credendo nelle indagini e nel recupero. Un terzo dei furti è opera di tossicodipendenti, un altro terzo di organizzazioni che effettuano prelievi notturni di massa con furgoni, l’ultimo terzo è pura improvvisazione. Come disse un uomo di Parabiago ai poliziotti che lo arrestavano mentre scavalcava una recinzione con la bici altrui in spalla: “Vabbè dai, ho fatto una cazzata!”.

A quel punto mi serviva un epicentro del fenomeno e credo di averlo individuato nell’insospettabile Saronno, tranquilla cittadina lombarda a una trentina di chilometri dalla Svizzera, circa quarantamila abitanti di cui il 12 per cento stranieri residenti e regolarizzati, amministrazione a guida leghista dopo un lungo periodo di governo del centro sinistra, sede della federazione italiana di tchoukball, una variante della pallamano inventata da un biologo elvetico per sostenere la libertà d’azione, regolata da una carta etica e dichiarata dall’Onu “sport a sostegno della pace e della fratellanza”. Intanto, a Saronno, c’è un furto di biciclette al giorno e ognuno narra una storia e fotografa una realtà (non è dal neo realismo che eravamo partiti?).

Sono aumentate le telecamere, nati i gruppi di sorveglianza su Facebook, si è proposto di targare anche questi veicoli, tutto inutile: non si risparmia niente e nessuno. Niente: rubata in un condominio una bicicletta con un pedale rotto. Nessuno: derubato (anni fa) anche un consigliere comunale mentre era impegnato in commissione. Nella circostanza il Paleardi Alberto si improvvisò investigatore, non ritrovò la propria bicicletta, ma ne rinvenne altre venti, abbandonate tra gli sterpi.  Inevitabilmente qualcuno dice: la situazione è peggiorata con tutti questi migranti sfaccendati. Vero è che un tunisino di 33 anni è stato sorpreso mentre caricava su un furgone i pezzi smontati e imballati di trenta biciclette rubate, destinazione porto di Genova e da lì Tunisia. Altrettanto però che un gruppo di migranti accolti nella casa parrocchiale di piazza della Libertà ha visto sparire le biciclette ricevute in dono.

L’episodio più significativo è avvenuto un mese fa, nel tardo pomeriggio, accanto al santuario della beata vergine dei miracoli. Il viale è semideserto: alberi, panchine, una rastrelliera per cicli. E’ lì che una residente vede due uomini  affannarsi per strappare la catena a una ruota. Ci sono quasi riusciti quando, come fece invano l’attacchino Antonio Ricci nel film di De Sica, la donna grida: “Al ladro!”. E’ qui che la scena cambia. I due ladri si dividono, la donna prova a inseguirne uno, ma resta indietro. Raccoglie il testimone della staffetta antifurto un giovane senegalese che induce il fuggitivo a una veloce deviazione in via Varese. Quando svolta lo vede abbrancato da due ucraini che lo trattengono fino all’arrivo della polizia. La cittadina che ha dato l’allarme racconta entusiasta l’esperienza sulla seguitissima pagina “Sei di Saronno se”. Tra i commenti che appariranno su un sito locale: “Opps! Questo è italiano: allora prenderà 15 anni di carcere!!!”,  “Per una bicicletta non va in galera nessuno”, “Se straniero blocca italiano, bravissimo, magari gli diamo la cittadinanza; se italiano blocca straniero, mmhhh, situazione dubbia” e il più amaro per la donna che ha sventato il furto: “La signora è stata molto accurata nel percepire i vari luoghi d’origine. Propongo di mandarla a lavorare in dogana, così non serve chiedere i documenti”.

La frontiera, come detto, non è lontana e molte biciclette trafugate a Chiasso e dintorni la superano per essere rivendute in Italia. Riguardando il film della realtà contemporanea resta che la guerra e il furto tra poveri non sono mai cessati, continua la sfiducia nella giustizia e il presunto rimedio oggi è il commissario Internet e che, come disse la santona all’attacchino disperato, ma riferendosi a molte altre cose: “La bicicletta, o la trovi subito o non la trovi più”.

Story by: Gabriele Romagnoli
Client: La Stampa



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